CARATTERIZZAZIONE DELLA POPOLAZIONE BATTERICA DEL MICROAMBIENTE TUMORALE: CAMBIAMENTI ASSOCIATI ALLA MALATTIA PROSTATICA E RICERCA DI NUOVI MARCATORI PROGNOSTICI E PREDITTIVI

Ricercatrice: Dr.ssa Ilaria Cavarretta

Il nostro organismo è colonizzato da migliaia di miliardi di microorganismi commensali (virus, batteri, funghi, archaea e protozoi), che per numero superano addirittura le cellule umane e costituiscono circa il 3% della massa corporea.
L’insieme di questi miliardi di cellule, noto come microbiota, svolge una funzione fondamentale per il nostro stato di salute agendo come barriera contro i patogeni e regolando l’assorbimento dei nutrienti, la produzione di energia, oltre che lo sviluppo e regolazione del sistema immunitario.
Nuove tecniche di biologia molecolare hanno permesso di individuare ed espandere la nostra conoscenza del microbioma (cioè l’insieme dei geni e dei prodotti genici dei microorganismi) dimostrando il legame esistente tra questi e lo sviluppo di patologie quali l’obesità, l’infiammazione intestinale cronica e il diabete di tipo 2.
Risultati significativi sono stati riportati anche in campo oncologico, soprattutto relativamente al tumore del colon e ai carcinomi uroteliali, ovvero quei tumori maligni che si sviluppano a carico delle cellule che rivestono parte del rene, l’uretere e la vescica. Pochissimi dati sono invece disponibili in merito alla possibile relazione tra il microbiota e il tumore prostatico, che a oggi rimane uno dei tumori solidi più diffusi, se non addirittura il più diffuso, nel sesso maschile.
URI-Urological Research Institute, in collaborazione con il laboratorio di microbiologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, ha intrapreso una linea di ricerca traslazionale volta a definire il profilo microbico associato al micro-ambiente tumorale nella prostata, al fine di individuare batteri specificatamente associati a questa neoplasia altamente prevalente, ma la cui biologia e il cui comportamento sono ancora largamente sconosciuti. Lo studio del profilo batterico è stato condotto tanto a livello del tessuto prostatico quanto nelle urine degli pazienti stessi, così da poterne verificare la presenza, andandoli al contempo a quantificare in un tessuto liquido di più facile accesso – le urine appunto – utilizzabile in future analisi di screening.
In parallelo a questo studio è in corso anche un’analisi metabolomica. La metabolomica permette di identificare e quantificare l’insieme dei prodotti intermedi e finali delle reazioni metaboliche che avvengono in un determinato contesto biologico. A queste reazioni prendono parte sia le cellule umane che quelle microbiche, i cui prodotti genici e metabolici superano nell’ordine delle migliaia quelli endogeni.
Nel suo insieme, questa linea di ricerca si prefigge di trovare dei nuovi biomarcatori, endogeni o di derivazione batterica, che permettano di migliorare la prognosi della malattia prostatica e la predizione della risposta terapeutica del paziente.