La calcolosi urinaria è una condizione in rapida diffusione coinvolgendo circa il 10% della popolazione, favorita da stili di vita sempre più sedentari e da abitudini alimentari squilibrate. Quando i calcoli non possono essere trattati in modo conservativo, il paziente viene indirizzato verso un intervento chirurgico minimamente invasivo. Da anni, il nostro gruppo studia non soltanto l’efficacia di queste procedure, ma soprattutto la loro sicurezza: per il rene, per il sistema urinario e per la salute complessiva del paziente.
Durante l’ureterorenoscopia flessibile, il chirurgo introduce uno strumento sottile attraverso le vie urinarie fino al rene, utilizzando un laser per frantumare il calcolo. Il flusso continuo di liquido necessario per mantenere la visibilità può tuttavia aumentare la pressione intrarenale, favorendo il passaggio di batteri nel sangue e, nei casi più gravi, l’insorgenza di sepsi o shock settico. In uno studio su 369 pazienti operati nel nostro centro, abbiamo analizzato l’impatto della camicia ureterale: uno strumento tubulare cavo all’interno del quale viene inserito l’ureterorenoscopio, che consente al liquido di defluire liberamente all’esterno riducendo la pressione intrarenale. L’83% dei casi di shock settico si è verificato nei pazienti operati senza camicia ureterale, con un rischio quasi 15 volte superiore rispetto a chi la utilizzava. Questi risultati hanno rafforzato nella nostra pratica l’uso della camicia ureterale nei pazienti con calcoli renali complessi, dove è previsto un tempo operatorio prolungato e il rischio di incremento pressorio è più rilevante [1].

A partire da questa esperienza, abbiamo adottato e studiato la FANS (Flexible and navigable suction ureteral access sheath), una camicia aspirante che, oltre a drenare passivamente il liquido, applica una leggera aspirazione attiva, mantenendo la pressione intrarenale ancora più bassa, migliorando la visibilità operatoria e riducendo il rischio di infezioni. In uno studio su rene umano ex vivo abbiamo dimostrato che l’efficacia della FANS dipende in modo critico dalla differenza di calibro tra l’ureterorenoscopio e il diametro interno della camicia: quando questa differenza è inferiore a 2,5 French, l’aspirazione non riesce a ridurre la pressione in modo efficace. Non tutte le combinazioni strumento-camicia sono quindi sicure, e questo studio fornisce per la prima volta una soglia concreta per guidare la scelta dei dispositivi in sala operatoria [2].
Il laser, strumento principale per la frammentazione dei calcoli, genera calore che si diffonde nei tessuti circostanti: un fenomeno spesso sottovalutato, ma potenzialmente responsabile di danni alla mucosa ureterale o al parenchima renale. Il nostro gruppo ha per primo quantificato questo fenomeno introducendo il concetto di “distanza di sicurezza termica”: la distanza dalla fibra laser entro cui la dose termica accumulata può causare danno tissutale. I risultati sono chiari: a potenze superiori a 20 W nel rene e 10 W nell’uretere il rischio persiste anche a diversi millimetri dalla fibra, e l’irrigazione, pur riducendo la temperatura massima, non lo elimina a potenze elevate. Questi dati offrono al chirurgo un riferimento pratico per calibrare i parametri laser in modo sicuro [3].
Per i calcoli di grandi dimensioni o in sedi complesse, l’alternativa è la nefrolitotomia percutanea miniaturizzata, in cui il chirurgo crea un accesso diretto al rene attraverso la cute. Abbiamo confrontato i due approcci analizzando 606 pazienti operati tra il 2009 e il 2025 in tre centri di riferimento, valutando la funzione renale con il filtrato glomerulare stimato e classificando le complicanze acute secondo i criteri riconosciuti al livello internazionale. Nel nostro studio non sono emerse differenze significative nella variazione di funzione renale tra i due approcci. Anzi, i pazienti con funzione renale già ridotta tendevano a migliorare dopo la chirurgia indipendentemente dalla tecnica, confermando che la rimozione del calcolo è di per sé un fattore protettivo per il rene. La scelta tra l’ureterorenoscopia flessibile e la nefrolitotomia percutanea miniaturizzata dovrebbe pertanto basarsi sulle caratteristiche del calcolo e sull’esperienza del chirurgo, non su considerazioni di sicurezza renale [4].
- Villa L, Dioni P, Candela L, et al. Understanding the Role of Ureteral Access Sheath in Preventing Post-Operative Infectious Complications in Stone Patients Treated with Ureteroscopy and Ho:YAG Laser Lithotripsy: Results from a Tertiary Care Referral Center. J Clin Med. 2023;12(4):1457. Published 2023 Feb 12. doi:10.3390/jcm12041457
- Folcia A, Scilipoti P, Robesti D, et al. Ureteroscope-sheath size mismatch affects intrarenal pressure during suction-assisted flexible ureteroscopy: a human ex vivo study. BJU Int. 2026;137(6):973-975. doi:10.1111/bju.70212
- Ventimiglia E, Robesti D, Keller EX, et al. Temperature profile during endourological laser activation: introducing the thermal safety distance concept. World J Urol. 2024;42(1):453. Published 2024 Jul 29. doi:10.1007/s00345-024-05162-3
- Candela L, Scilipoti P, Villa L, et al. A Retrospective comparative analysis of postoperative renal function modification following retrograde intrarenal surgery versus minimally invasive percutaneous nephrolithotomy (≤ 26Ch) using serum creatinine-based metrics. World J Urol. 2026;44(1):395. Published 2026 May 28. doi:10.1007/s00345-026-06490-2




