La cistite è una delle infezioni più comuni nella donna. Quasi una su due ne soffre almeno una volta nella vita, e una su tre già prima dei venticinque anni. Il problema nasce quando smette di essere un episodio isolato: se gli episodi diventano tre in un anno, oppure due in sei mesi, parliamo di cistite ricorrente. È una condizione che ha un impatto notevole sulla qualità della vita, e nei mesi caldi tende a peggiorare.
I motivi sono abbastanza concreti. Con il caldo si suda e spesso si beve poco, così l’urina si concentra e la vescica viene svuotata meno di frequente. Il costume bagnato tenuto addosso per ore crea un ambiente caldo e umido. E in vacanza cambiano le abitudini, comprese quelle alimentari, intestinali e sessuali, che restano tra i fattori scatenanti più frequenti.
C’è poi un punto che spieghiamo sempre alle nostre pazienti: la cistite non è la stessa cosa a tutte le età. Nella donna giovane contano soprattutto l’attività sessuale, un nuovo partner, le alterazioni intestinali. Dopo la menopausa il quadro cambia, perché a pesare è soprattutto il calo degli estrogeni, che modifica i tessuti e l’equilibrio dell’ambiente vaginale. Sono due situazioni diverse e vanno affrontate in modo diverso: in menopausa, per esempio, la misura più utile è la terapia con estrogeni vaginali locali, una delle poche raccomandate con forza dalle linee guida europee.

C’è infine un aspetto ancora poco conosciuto al di fuori dagli ambienti specialistici: molto spesso la cistite parte dall’intestino. È lì che risiede l’Escherichia coli responsabile della maggior parte delle cistiti, ed è dall’intestino che il batterio diffonde verso le vie urinarie. Non si tratta solo di vicinanza anatomica: anche l’equilibrio del microbiota e lo stato della barriera intestinale, quella che chiamiamo permeabilità, sembrano incidere sulla facilità con cui questi batteri raggiungono la vescica. Nel documento di consenso europeo stilato anche grazie alla collaborazione del team Uri, questo principio ha raccolto un accordo molto ampio: il 95% dei partecipanti ha riconosciuto che occuparsi dell’equilibrio intestinale fa parte, a pieno titolo, della prevenzione delle cistiti ricorrenti. Intestino, ambiente vaginale e vescica comunicano di continuo, ed è su questo dialogo che si gioca buona parte della prevenzione.
Proprio da qui nasce un cambio di prospettiva. Per anni la risposta è stata sempre la stessa: arrivano i sintomi, si prende l’antibiotico, e avanti così. Ma ogni ciclo non necessario alimenta l’antibiotico-resistenza, oggi una delle principali preoccupazioni di salute pubblica. Le linee guida europee sulle infezioni urinarie, aggiornate nel 2026, danno ormai spazio anche alle strategie non antibiotiche, sia per prevenire le recidive sia per attenuare i sintomi nella fase acuta: bere di più, che nelle donne che assumono pochi liquidi riduce davvero il numero di episodi; i prodotti a base di cranberry; il D-mannosio, che ostacola l’adesione dell’E. coli alla parete della vescica; e alcuni ceppi selezionati di lattobacilli per riequilibrare la flora. Nessuna di queste, da sola, è una soluzione miracolosa, e il livello di prova va sempre spiegato con onestà. Ma insieme permettono, in molti casi, di prevenire senza ricorrere di continuo all’antibiotico.
Il senso di tutto questo è semplice. Se le cistiti tornano, la domanda giusta non è quale antibiotico prendere questa volta, ma perché tornano. E la risposta cambia da persona a persona: dipende dall’età, dai fattori di rischio, dall’equilibrio intestinale. Perché non esiste una cistite ricorrente uguale a un’altra.
Iacovelli V, Ficarra V, Maestroni UV, Tutolo M, Finazzi Agrò E. Open questions on lower urinary tract infections: Results of a Delphi consensus study. Neurourol Urodyn. 2024;43(4):915-924. doi:10.1002/nau.25385
EAU Guidelines on Urological Infections, 2026 (Update).




