FONDAZIONE PROSSIMO MIO [2025 Update]
Per indagare le componenti genetiche del tumore a cellule germinali del testicolo (TGCC) e identificare i fattori genetici che possano distinguere il TGCC unilaterale da quello bilaterale metacrono o sincrono, abbiamo arruolato una coorte di 106 pazienti [Gruppo 1] con TGCC unilaterale (N=89) o bilaterale (N=17). Questi pazienti sono stati reclutati dall’Unità Operativa 1 (UO1) dell’Istituto di Ricerca Urologica (URI) e dall’Unità di Urologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele (Milano, Italia), in collaborazione con l’Associazione Italiana Tumore Testicolo (AITT).
Il nostro obiettivo è caratterizzare le varianti germinali e identificare profili genetici che possano fungere da marcatori di deterioramento precoce della salute.
Inoltre, questo progetto mira a fornire una migliore comprensione della predisposizione al TGCC e del rischio di recidiva, consentendo in definitiva lo sviluppo di possibili strategie preventive.

Tutti i pazienti sono stati sottoposti a una dettagliata anamnesi medica e sessuale, includendo l’età al momento dell’intervento e le eventuali comorbidità prevalenti, valutate mediante il Charlson Comorbidity index (CCI). Sono stati prelevati campioni di sangue venoso da ciascun paziente per misurare i valori ormonanli, tra cui ormone follicolo-stimolante (FSH), ormone luteinizzante (LH), testosterone totale (tT), estradiolo (E2), inibina B (InhB), globulina legante gli ormoni sessuali (SHBG), e marcatori tumorali, tra cui alfa-fetoproteina (AFP), beta-gonadotropina corionica umana (beta-HCG) e lattato deidrogenasi (LDH). Quando possibile, sono stati inoltre valutati i parametri del liquido seminale per caratterizzare ulteriormente la salute riproduttiva dei pazienti. Inoltre, abbiamo iniziato la raccolta anamnestica anche dei parenti di primo grado dei pazienti del Gruppo 1 [Gruppo 2]. Allo stesso modo, i campioni biologici del Gruppo 2 sono stati raccolti direttamente presso l’OU1, durante la visita di follow-up se presenti, o tramite kit per la raccolta domiciliare.
Per l’intero Gruppo 1, sono stati ottenuti campioni di saliva per l’estrazione del DNA. Il sequenziamento dell’esoma completo (WES) utilizzando la tecnologia Illumina è stato eseguito dall’UO2. Dopo il sequenziamento, è stato generato un file di variant calling file (VCF). Successivamente, le varianti sono state filtrate e classificate secondo le linee guida dell’American College of Medical Genetics (ACMG).
Per gli scopi specifici di questo progetto, è stata creata una libreria genetica ad hoc per dare priorità ai geni già noti per essere associati alla suscettibilità al TGCC, nonché a quelli coinvolti in generale negli aspetti funzionali del testicolo, nella biologia delle cellule germinali, nel cancro germinale e nell’infertilità.
Le analisi preliminari hanno suggerito cinque geni con mutazioni di interesse. Indagini successive, basate sull’espressione tessuto-specifica e sulle caratteristiche funzionali, hanno ristretto la selezione a due geni.
Tra questi, MLH1 è emerso come candidato prioritario. Si tratta di un componente chiave del sistema di DNA mismatch repair (MMR), già precedentemente associato alla predisposizione al cancro. Nello specifico, ci siamo concentrati sulla variante K377E di MLH1, che comporta la sostituzione di un amminoacido basico con carica positiva con un amminoacido acido con carica negativa. Tuttavia, secondo i criteri ACMG, questa variante deve essere classificata come variante di significato incerto (VUS), in quanto non è stata precedentemente riportata come mutazione patogenetica nel cancro. Le implicazioni cliniche dell’espressione dei geni MMR nel TGCC non sono state adeguatamente studiate. È interessante notare che i maschi infertili mostrino un’associazione ben documentata con il carcinoma in situ del testicolo. Sulla base di questi risultati, abbiamo ipotizzato un modello in cui la trascrizione, la traduzione e i processi di ricombinazione meiotica di MLH1 potrebbero essere influenzati dalla variante K377E. Una ridotta o compromessa attività proteica potrebbe stimolare un feedback positivo per superare una carenza funzionale.
Sebbene il TGCC sia una neoplasia rara, rappresentando solo il 5% dei tumori urologici, la sua incidenza è aumentata negli ultimi decenni ed è destinata a crescere ulteriormente. Nonostante siano stati identificati diversi fattori di rischio, è difficile attribuire l’elevato rischio relativo del TGCC esclusivamente a componenti ambientali condivise. I fattori genetici decisivi per il TGCC devono ancora essere identificati e il possibile coinvolgimento di MLH1 sia nella tumorigenesi sia nella funzione delle cellule germinali suggerisce una potenziale spiegazione patogenetica dell’associazione epidemiologica tra TGCC e infertilità maschile. Tuttavia, al momento, la funzione patogenetica del gene identificato non può essere definita con certezza.
Questa indagine preliminare richiede ulteriori ricerche per migliorare la comprensione della relazione gene-tumore. Per procedere in questo progetto, intendiamo dare priorità a tutte le varianti genetiche identificate tramite l’analisi WES nei pazienti del Gruppo 1 e del Gruppo 2.



