TERAPIA E TIMORI CLINICI
La terapia con testosterone, utilizzata per trattare la carenza di questo ormone in molti uomini nel mondo, è da tempo oggetto di dibattito per il possibile legame con il tumore alla prostata. Il timore che possa aumentare il rischio di sviluppare questa malattia ha portato molti medici a evitare di prescriverla, soprattutto agli uomini con una storia familiare di tumore prostatico, considerati quindi più vulnerabili. Tuttavia, uno studio recente pubblicato su BMJ Oncology ha analizzato proprio questo gruppo ad alto rischio, con risultati che potrebbero cambiare l’approccio clinico.

LO STUDIO SUI PAZIENTI A RISCHIO
Si è deciso di analizzare i dati di oltre 120 milioni di pazienti statunitensi raccolti nel database TriNetX, concentrandosi su uomini con bassi livelli di testosterone e una documentata familiarità per il tumore alla prostata. È come avere una grande lente d’ingrandimento per osservare cosa succede quando si somministra testosterone a persone che potrebbero essere già predisposte a sviluppare questo tipo di tumore.
Sono stati confrontati due gruppi: 623 uomini trattati con terapia sostitutiva di testosterone e 623 che non l’hanno ricevuta, bilanciati per caratteristiche cliniche di base. L’osservazione è durata dieci anni e si è concentrata sia sull’incidenza di tumori prostatici, sia sulla necessità di trattamenti attivi come chirurgia o radioterapia.
RISULTATI PRINCIPALI
I risultati mostrano che non si è verificato un aumento significativo del rischio di diagnosi di tumore alla prostata nel gruppo trattato rispetto a quello non trattato (6,26% contro 5,46%). Anche il ricorso a trattamenti oncologici non ha mostrato differenze rilevanti (2,73% contro 3,69%). Un’analisi più approfondita ha rilevato una possibile riduzione del rischio nei primi anni, seguita da un aumento nell’incidenza cumulativa a dieci anni (21,7% nel gruppo con testosterone rispetto al 12,4%), sebbene questa differenza non fosse statisticamente significativa.
CONCLUSIONI E PROSPETTIVE
Si sottolinea che, pur trattandosi di uno studio retrospettivo con alcune limitazioni (come l’assenza di dati su stadio e aggressività del tumore), i risultati sono incoraggianti. Suggeriscono che la terapia con testosterone potrebbe essere sicura anche in uomini con familiarità per il tumore alla prostata, almeno nel medio termine.
FIRMATO DALLA RICERCA
Lo studio condotto dal Dr. Edoardo Pozzi, ricercatore di URI, dimostra come questa ricerca non solo aiuti a sfatare alcuni timori legati alla terapia con testosterone, ma rappresenti anche una base importante per offrire cure più personalizzate agli uomini che potrebbero beneficiare di questo trattamento, anche quando hanno una predisposizione familiare al tumore prostatico. Ulteriori studi saranno necessari per confermare questi dati e valutare meglio gli effetti a lungo termine.
Pozzi E, Able CA, Kohn T, Kava BR, Montorsi F, Salonia A. Incidence of prostate cancer in men with testosterone deficiency and a family history of prostate cancer receiving testosterone therapy: a comparative study. BMJ Oncol. 2025 Mar 6;4(1):e000520. doi: 10.1136/bmjonc-2024-000520. PMID: 40099006; PMCID: PMC11911667.




